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Formaggi senza latte, ultimatum prorogato al 29 settembre

by Agrifratta on 13 luglio 2015 No comments

La Commissione europea ha spostato in avanti il termine di risposta alla lettera di diffida per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari a partire da polvere di latte

La Commissione europea ha concesso una proroga sulla richiesta all’Italia di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto storicamente dalla legge nazionale.

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che con una nota inviata il 10 luglio dal segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza Permanente dell’Italia presso l’Unione Europea è stata accordata una proroga fino al 29 settembre 2015 del termine di risposta alla lettera di “diffida” sull’infrazione n. 4170 con la quale in pratica si vuole imporre all’Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere di latte.

“Si tratta di un segnale di attenzione importante che prende atto del grande consenso generale raccolto dalla nostra manifestazione in Italia che ci auguriamo si traduca in decisioni definitive nell’ambito del negoziato che si apre ora con le Autorità italiane” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il pressing continua a sostegno del negoziato con la petizione lanciata dalla Coldiretti a sostegno della legge n. 138 dell’11 aprile del 1974 che ha garantito da oltre 40 anni il primato della produzione lattiero casearia italiana che riscuote un apprezzamento crescente in tutto il mondo dove le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate in quantità del 9,3 per cento nel primo trimestre del 2015”.

 

Fonte: Agronotizie

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AgrifrattaFormaggi senza latte, ultimatum prorogato al 29 settembre

Cereali. Prezzi nazionali e mondiali a confronto (dal 12 giugno al 18 giugno 2015)

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Frumento tenero. Frumento duro. Mais. Cereali foraggeri e oleaginose

Frumento tenero  

NQ  ITALIA l’arrivo del maltempo su tutta la penisola preoccupa gli operatori; limitata influenza sulle rese ma con incertezza sulla qualità merceologica e molitoria, anche se ad oggi i progressi colturali sono positivi. Il mercato è attendista con scarsa domanda sul pronto e qualche maggiore interesse (salvo verifica qualità) sul Luglio-Dicembre. L’offerta di merce sul pronto resta eccedentaria ma sulle piazze Italiane la cautela impone la non quotazione presumibilmente fino al riscontro qualitativo dei primi tagli; grani di forza estri in flessione per il combinato effetto di prezzi calanti in Nord America ed rafforzamento dell’euro, gli “spring” cedono 3-5 €/t partenza porti.

Frumento duro

www.terraevita.it Freccia_Verde ITALIA resta il sentimento di un mercato più tenuto e differente dalle attese primaverili con il rischio climatico che potrebbe “slavare” parte della produzione del Centro-Sud. I molini (poco coperti) sono attendisti mentre i commercianti tornano sul mercato vedendo a breve una domanda di “qualità”. Il nuovo raccolto dovrebbe quotare merce “pre” e “post” pioggia con significativo divario di prezzo, ma ad oggi le borse merci del Nord non quotano e la sola Foggia vede il fino tra 305 e 310 euro/t partenza con sconti di 5 €/t per il buono mercantile e 10 €/t per il mercantile.

Mais

www.terraevita.it freccia_uguale ITALIA le recenti (e future?) piogge danno beneficio alle colture che entreranno a breve nella delicata fase della fioritura. Restano latenti le solite incognite su malattie e tossine, ma al momento tutto lascia presagire un campagna 2015/16 all’insegna della buon qualità a basso prezzo. La domanda è coperta sul brevissimo e guarda principalmente all’Agosto-Marzo per garantirsi i prezzi attuali; l’offerta, condizionata dai bassi prezzi comunitari ed esteri, comincia a prendere posizione. Su Bologna e Milano questi segnali portano all’invariato con il nazionale sotto i 160 €/t arrivo.

Cereali foraggeri e oleaginose

/www.terraevita.it Freccia_Rossa ITALIA Cereali Foraggieri: con l’imminente inizio della raccolta dell’orzo, inizia la nuova campagna. L’ottimismo per un’ampia disponibilità di prodotto locale (e d’importazione) dettano le regole con l’orzo che apre a 168-170 €/t arrivo ed i teneri che cedono a 186 €/t (-3) arrivo; sorgo stabile a 168-170 €/t partenza. Oleaginose: lieve flessione della soia che nonostante un a settimana di incerta tendenza sulle piazze mondiali sconta il sensibile rafforzamento dell’euro. La nazionale vale sui 360 (-3) €/t partenza, l’estera ha un premio di 6-7 €/t.

Fonte: Terra e Vita

 

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L’export agroalimentare traino dell’economia italiana

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Agrinsieme vede positivamente la tendenza delle vendite estere di beni nazionali, ma chiede strumenti per consolidare le esportazioni

Nel primo trimestre 2015 l’export agroalimentare si consolida come asset strategico dell’economia italiana, grazie alle performance positive particolarmente per le regioni nord-orientali (+2,9%) e meridionali (+2,5%), che hanno trainato le vendite di beni nazionali all’estero. I dati Istat confermano il trend positivo dell’agroalimentare.Tra le attività economiche, quella agricola è infatti la terza voce in termini di crescita percentuale (+7,8%) dell’export made in Italy, dietro soltanto ai mezzi di trasporto e ai prodotti per il trattamento dei rifiuti, mentre l’alimentare è la terza forza fra le attività manifatturiere.

A livello regionale, nell’Italia nord-occidentale, le vendite oltre confine di prodotti agricoli crescono a un ritmo più che doppio (+5%), rispetto al totale nazionale (+2,1%), mentre l’export alimentare aumenta del 2,5%. Al Sud l’aumento delle esportazioni agricole è cresciuto di oltre il 18%, mentre al Nord-Est e al Centro gli aumenti sono rispettivamente del 6,7% e dell’8%.

Il settore sta raccogliendo la sfida dell’internazionalizzazione e i dati sono incoraggianti – commenta Dino Scanavino, coordinatore di Agrinsime e presidente nazionale di Cia – la crescita della domanda globale di cibo, unita alla crescita dell’interesse dei consumatori verso prodotti ad elevato contenuto qualitativo e distintivo, rendono quella dei mercati internazionali la principale via di sviluppo per le imprese agricole italiane”.

Per rafforzare la leadership e trovare efficaci percorsi di valorizzazione sui mercati esteri – continua Scanavino – è necessario che lo straordinario patrimonio made in Italy venga affiancato da adeguati strumenti e interventi volti a consolidarne la base strutturale delle aziende e la sfera organizzativa della filiera. Oltre a ciò, il calo drammatico delle vendite sul mercato russo, per effetto della crisi con l’Ucraina, rende urgente una revisione del quadro di strumenti per la gestione delle crisi e dei rischi in agricoltura che passi attraverso politiche innovative rispetto al passato, sia a livello nazionale che in ambito comunitario. In questa prospettiva Agrinsieme, con oltre un milione di aziende agricole, 5mila cooperative, il 40% del valore della produzione agricola, rappresenta un interlocutore strategico nei confronti delle istituzioni per sollecitare la definizione degli interventi richiamati”.

© AgroNotizie – riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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La sostenibilità del vigneto inizia con il rispetto del suolo

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

La biodiversità in viticoltura come aspetto essenziale per la valorizzazione dei diversi ambienti di coltivazione

Si è parlato di Magis, il modello di produzione sostenibile che definisce le linee guida indispensabili per la certificazione da parte di un ente terzo indipendente, al Florence SWIF (Sustainability of Well-being International Forum), nell’ambito del ciclo di discussioni sul tema Food for Sustainability and not just food, un appuntamento stabile nel panorama del dibattito internazionale su benessere e sostenibilità. Attilio Scienza, Docente di viticoltura all’Università degli Studi di Milano e presidente del Comitato tecnico-scientifico Magis, è intervenuto nella sessione dedicata alla sostenibilità della filiera vino affrontando il tema della biodiversità in viticoltura.
La biodiversità in viticoltura è, malgrado l’intensificazione dei processi produttivi, un aspetto essenziale per la valorizzazione dei diversi ambienti di coltivazione  e per le diverse esigenze dei modelli di consumo. Si manifesta però soprattutto nelle scelte varietali, mentre è sostanzialmente trascurato l’aspetto relativo all’ecosistema dove la vite è coltivata: il suolo del vigneto ed il suo intorno naturale. E’ quindi necessario superare la visione vitigno-centrica del vigneto per proteggere e valorizzare la biodiversità dell’insieme dell’ecosistema viticolo, integrando e facendo convergere  discipline  e conoscenze agronomiche con quelle ecologiche, per sviluppare un nuovo concetto di agro biodiversità che inglobi le popolazione dei vitigni coltivati con tutte le specie viventi nel vigneto, siano esse animali o vegetali o microbiche, aggressive o utili, telluriche o aree.
Come ha testimoniato il prof. Attilio Scienza “Esistono metodi semplici per verificare autonomamente il livello di biodiversità del proprio vigneto, che è strettamente legato alla sostenibilità; prendendo spunto da molteplici esperienze realizzate in Italia e all’estero da numerosi istituiti di ricerca, nell’ambito dello sviluppo di Magis abbiamo sperimentato un protocollo di indagine della biodiversità del vigneto, concepito come uno strumento di semplice implementazione aziendale, mettendo ancora una volta al centro del sistema l’agronomo aziendale, cioè colui che decide come intervenire sull’ambiente di coltivazione e che, come l’esperienza Magis fino ad ora percorsa dimostra, utilizza le tecniche disponibili per raggiungere la migliore sostenibilità aziendale”.
È stata quindi sviluppata una tecnica di facile applicazione che consente al viticoltore di valutare direttamente i suoi comportamenti nei confronti del mantenimento della biodiversità animale del vigneto grazie a una serie di misurazioni tra cui: la valutazione della presenza di lombrichi e altri organismi presenti nel suolo, il conteggio della tipologia di colonie di insetti nettariferi e la stima delle farfalle presenti, la valutazione delle specie presenti negli inerbimenti dei filari e delle caratteristiche del suolo e delle piante.
La creazione di un ecosistema-vigneto il più possibile vario ed equilibrato può consentire di ridurre gli interventi agronomici necessari in termini di lavorazioni, concimazioni, gestione delle infestanti e difesa, preservando la qualità dei vini.
La conservazione e l’aumento della biodiversità nei vigneti – ha concluso il Prof. Scienza – si può tradurre in un vantaggio per l’azienda sia dal punto di vista agronomico che da quello economico e d’immagine; inoltre le ricadute di un tale approccio non saranno patrimonio solo aziendale ma anche del territorio e della società in cui quell’azienda opera”.
Il prossimo obiettivo di Magis sarà dunque rendere tali pratiche di valutazione integrate nel protocollo di gestione del vigneto, per stimolare l’adozione di strumenti volti al miglioramento della biodiversità in un percorso continuo di innovazione e sviluppo sostenibile.

Fonte: Vite,Vino& Qualità

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Riforma del biologico, si va verso l’accordo europeo

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Dall’Italia sì ma con riserva alla proposta del Consiglio Ue Agricoltura. Tra le novità previste: la modifica del regime di importazione dei prodotti biologici, la certificazione di gruppo e il controllo annuale “a basso rischio”

Via libera dell’Italia alla proposta del Consiglio Ue Agricoltura ma con riserva su eventuali modifiche sui punti più caldi, ovvero la frequenza dei controlli sui produttori e la soglia delle sostanze non autorizzate. Tre le principali novità: accesso più facile al bio per le piccole aziende, controllo annuale “a basso rischio” e stessi standard per chi importa bio in Europa. Adesso il negoziato continua al Parlamento europeo.

Biologico, tre le principali novità
Il compromesso proposto dalla presidenza lituana dell’Ue sulla riforma dell’agricoltura biologica sul quale i 28 ministri dell’agricoltura hanno sostanzialmente detto sì, prevedere tre principali novità: la modifica del regime di importazione dei prodotti biologici, in base alla quale i Paesi terzi potranno esportare in Ue prodotti biologici solo conformemente alle norme produttive europee o in base a regimi di reciprocità. Poi l’introduzione della certificazione di gruppo che mira ad agevolare l’ingresso nel mercato del biologico delle piccole aziende produttive. Infine resta l’obbligo di un controllo annuale con relative norme mantenute all’interno del regolamento del biologico per una maggiore semplificazione e chiarezza.

Sì con riserva dell’Italia
Al termine del Consiglio Ue Agricoltura, il sottosegretario Giuseppe Castiglione ha detto che “considerando l’importanza del dossier e i progressi fatti, accettiamo la proposta in uno spirito di compromesso, ma riteniamo importante rilasciare una dichiarazione sulla necessità di migliorare il testo nel corso dei futuri negoziati in modo da considerare maggiormente le esigenze che abbiamo rappresentato per i nostri consumatori“. Insomma l’Italia insiste sulla strada “dei controlli per assicurare un alto livello di fiducia nei prodotti bio da parte dei consumatori” e che “vengano chiarite e rafforzate le procedure in caso di sostanze non autorizzate“.

Dubbi sulla “decertificazione bio”
L’Italia non è riuscita a portare dalla sua parte la maggioranza dei Paesi Ue sulla cosiddetta “decertificazione bio“, ovvero la possibilità – osteggiata dal governo italiano – di revocare il marchio bio in caso venga certificata la presenza “evitabile” o “deliberata” di eventuali sostanze non autorizzate in un determinato prodotto alimentare. Per il momento non esiste alcune soglia specifica in quanto spetterà alla Commissione europea fissarla e armonizzare le procedure di valutazione fra i 28 Paesi membri. Ad oggi, quindi, non esiste ancora una soglia comune per agrofarmaci e altre sostanze non autorizzate.

Controlli annuali ma “a basso rischio”
Quanto alla frequenza dei controlli, in principio sarebbero annuali, ma sulla base di una valutazione di “basso rischio“, per alcuni operatori potrebbero avvenire tramite documenti cartacei ogni 12 mesi e solo ogni tre anni ‘in loco’. Su questo punto l’Italia aveva insistito per controlli annuali a prescindere dal rischio, mentre altri Paesi europei, appunto, avevano chiesto verifiche previo possibile allarme.

Vietato vietare altri prodotti bio
Se da una parte ogni Paese membro potrà mantenere in vigore la propria regolamentazione in materia di biologico fino al 2021, dall’altra nessun governo potrà vietare la circolazione all’interno del proprio territorio di prodotti con il marchio bio di altri Paesi Ue magari con criteri diversi.

I prossimi passi
L’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue – che riunisce i 28 ministri dell’agricoltura europei – adesso vedrà il proseguo dei negoziati in sede di Parlamento e Commissione europea. Il rischio è che, in caso di mancato accordo finale, la Commissione ritiri la sua proposta di riforma in assenza di progressi significativi e ricominci l’intera procedura daccapo.

© AgroNotizie – riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Alessio Pisanò

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