News

Anche l’olivo può soffrire di stress da caldo: attenzione ai sintomi

by Agrifratta on 13 luglio 2015 No comments

L’olivo viene generalmente ritenuto tollerante alle alte temperature ma le ondate di calore degli ultimi giorni stanno mettendo a dura prova la sua resistenza a causa dei frequenti passaggi dell’anticiclone africano. Fino a quali temperature l’olivo può resistere prima che si manifestino danni? 

L’anticiclone delle Azzorre viene sostituito, sempre più frequentemente, da quello africano sull’Italia e sull’Europa. Ondate di calore anomale sono sempre più frequenti e dobbiamo attenderle per tutta l’estate.

Una fortuna rispetto alla lotta contro la mosca delle olive, che, fino a che la situazione meteo si manterrà stabile, non dovrebbe creare problemi agli oliveti italiani.
Situazione invece più complicata per quanto riguarda la fisiologia dell’olivo che può risentire del gran caldo.

Generalmente consideriamo l’olivo una pianta ben tollerante alle alte temperature ma fino a quali vette può resistere prima che si manifestino dei danni? Quali sono i sintomi di uno stress da alte temperature? A quali danni possono andare incontro rami, foglie e frutti?

I danni a carico dei frutti sono noti. Si assiste a una perdita di turgore, poi all’avvizzimento dell’olivina, fino alla necrosi e alla caduta del frutto.

E’ rarissimo verificare danni a carico dei rami lignificati, la cui tolleranza alle alte temperature è realmente molto elevata (52-54 gradi). Le scottature del fusto sono quindi molto rare da osservare.

Più facile, invece, osservare clorosi, ovvero perdita della colorazione verde, a carico delle foglie. Occorre però distinguer la clorosi fogliare da “colpo di calore” rispetto ad altre tipologie di clorosi, dovute, per esempio alla naturale caduta delle foglie vecchie o di quelle affette da qualche patologia, come l’occhio di pavone.

Generalmente la clorosi fogliare va considerata naturale e fisiologica quando interessa le parti più vecchie e interne del ramo. Qui vi sono le foglie di due-tre anni di età, destinate a cadere. La filloptosi viene naturalmente accentuata in condizioni di stress. Allo stesso modo, nelle parti più interne e umide dell’albero, possiamo assistere a ingiallimenti anche improvvisi delle foglie. Generalmente sulle stesse vediamo comparire anche i sintomi dell’occhio di pavone, ovvero i caratteristici segni circolari sulla pagina superiore. Capita di assistere anche a clorosi provocate da piombatura. In questo caso è facilmente riscontrabile la colorazione plumbea sul margine inferiore delle foglie. Va considerata fisiologica, in oliveto asciutto e in buone condizioni, una perdita del 15-25% delle foglie più vecchie, ovvero di due-tre anni di età.

Maggiore attenzione va invece prestata a eventuali clorosi sulle foglie dell’anno, ovvero quelle comparse in primavera. Generalmente la perdita di colore, in questo caso, è decisamente meno repentina e meno accentuata. Il colore tende a diventare via via più chiaro, senza però ingiallimenti improvvisi. Questa perdita di colore è dovuta alla perdita di clorofilla. A causa delle alte temperature le membrane dei cloroplasti, ove è contenuta la clorofilla, possono venire danneggiate, con perdita del pigmento. La temperatura critica, al di sopra della quale le membrane iniziano a venire danneggiate, è di 46-47 gradi centigradi. Attenzione, perchè si tratta della temperatura fogliare, non si quella ambiente. Non esistono misurazioni dirette delle temperature estive delle foglie d’olivo ma è noto che, per le foglie di quercia, simili per struttura a quelle d’olivo, le temperature fogliari sono 4-8 gradi superiori a quelle ambiente. La temperatura critica però dipende anche dalla varietà. Se per Leccino, Frantoio e Coratina, la temperatura letale 50, ovvero oltre la quale il 50% delle foglie subisce danni permanenti, è di 50 gradi, per la Pendolino e Moraiolo è di 48 gradi e per la Maurino di 49 gradi. In generale è possibile affermare che con temperature ambiente già superiori ai 35 gradi, l’olivo mette in atto misure fisiologiche di risposta capaci di conferire maggiore resistenza, come la sintesi di heat shock proteins, ovvero proteine protettive.

Ma cosa possiamo fare per proteggere l’olivo contro gli shock termici?

Irrigazione: uno dei fattori di termoregolazione più importanti è l’evapotraspirazione. Attraverso questo processo di perdita di acqua l’olivo disperde calore e aiuta ad abbassare la temperatura dei tessuti. Mantenere quindi un buono stato idrico aiuta sicuramente a prevenire danni da calore.

Uso di caolino: il caolino, notoriamente utilizzato contro la mosca delle olive, ha però anche un effetto protettivo contro le ondate di calore. Il caolino crea infatti uno schermo sulle foglie di olivo che riduce l’innalzamento della temperatura dei tessuti rispetto a quella ambiente.

Utilizzo di biostimolanti: è la tecnica più dibattuta e controversa. Gli aminoacidi contenuti in questi prodotti, in particolare le formulazioni con alghe, potrebbero infatti essere precursori delle heat shock proteins, o essere essi stesso dei composti che aumentano la tolleranza agli stress abiotici, come le alte temperature. In particolare su olivo i dubbi riguardano il grado di assorbimento di questi prodotti da parte delle foglie di olivo, ricordando che la pagina superiore è poco permeabile, essendo in gran parte ricoperta da una cuticola cerosa. Le elevate temperature, con conseguente rapida evaporazione dell’acqua utilizzata per il trattamento fogliare, possono poi ridurre ancor di più l’assorbimento da parte delle foglie di molecole grosse, come solo gli aminoacidi, che quindi hanno necessità di tempi più lunghi per penetrare nei tessuti fogliari.

Fonte: Teatro Naturale

 

read more
AgrifrattaAnche l’olivo può soffrire di stress da caldo: attenzione ai sintomi

Formaggi senza latte, ultimatum prorogato al 29 settembre

by Agrifratta on 13 luglio 2015 No comments

La Commissione europea ha spostato in avanti il termine di risposta alla lettera di diffida per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari a partire da polvere di latte

La Commissione europea ha concesso una proroga sulla richiesta all’Italia di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto storicamente dalla legge nazionale.

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che con una nota inviata il 10 luglio dal segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza Permanente dell’Italia presso l’Unione Europea è stata accordata una proroga fino al 29 settembre 2015 del termine di risposta alla lettera di “diffida” sull’infrazione n. 4170 con la quale in pratica si vuole imporre all’Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere di latte.

“Si tratta di un segnale di attenzione importante che prende atto del grande consenso generale raccolto dalla nostra manifestazione in Italia che ci auguriamo si traduca in decisioni definitive nell’ambito del negoziato che si apre ora con le Autorità italiane” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il pressing continua a sostegno del negoziato con la petizione lanciata dalla Coldiretti a sostegno della legge n. 138 dell’11 aprile del 1974 che ha garantito da oltre 40 anni il primato della produzione lattiero casearia italiana che riscuote un apprezzamento crescente in tutto il mondo dove le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate in quantità del 9,3 per cento nel primo trimestre del 2015”.

 

Fonte: Agronotizie

read more
AgrifrattaFormaggi senza latte, ultimatum prorogato al 29 settembre

Cereali. Prezzi nazionali e mondiali a confronto (dal 12 giugno al 18 giugno 2015)

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Frumento tenero. Frumento duro. Mais. Cereali foraggeri e oleaginose

Frumento tenero  

NQ  ITALIA l’arrivo del maltempo su tutta la penisola preoccupa gli operatori; limitata influenza sulle rese ma con incertezza sulla qualità merceologica e molitoria, anche se ad oggi i progressi colturali sono positivi. Il mercato è attendista con scarsa domanda sul pronto e qualche maggiore interesse (salvo verifica qualità) sul Luglio-Dicembre. L’offerta di merce sul pronto resta eccedentaria ma sulle piazze Italiane la cautela impone la non quotazione presumibilmente fino al riscontro qualitativo dei primi tagli; grani di forza estri in flessione per il combinato effetto di prezzi calanti in Nord America ed rafforzamento dell’euro, gli “spring” cedono 3-5 €/t partenza porti.

Frumento duro

www.terraevita.it Freccia_Verde ITALIA resta il sentimento di un mercato più tenuto e differente dalle attese primaverili con il rischio climatico che potrebbe “slavare” parte della produzione del Centro-Sud. I molini (poco coperti) sono attendisti mentre i commercianti tornano sul mercato vedendo a breve una domanda di “qualità”. Il nuovo raccolto dovrebbe quotare merce “pre” e “post” pioggia con significativo divario di prezzo, ma ad oggi le borse merci del Nord non quotano e la sola Foggia vede il fino tra 305 e 310 euro/t partenza con sconti di 5 €/t per il buono mercantile e 10 €/t per il mercantile.

Mais

www.terraevita.it freccia_uguale ITALIA le recenti (e future?) piogge danno beneficio alle colture che entreranno a breve nella delicata fase della fioritura. Restano latenti le solite incognite su malattie e tossine, ma al momento tutto lascia presagire un campagna 2015/16 all’insegna della buon qualità a basso prezzo. La domanda è coperta sul brevissimo e guarda principalmente all’Agosto-Marzo per garantirsi i prezzi attuali; l’offerta, condizionata dai bassi prezzi comunitari ed esteri, comincia a prendere posizione. Su Bologna e Milano questi segnali portano all’invariato con il nazionale sotto i 160 €/t arrivo.

Cereali foraggeri e oleaginose

/www.terraevita.it Freccia_Rossa ITALIA Cereali Foraggieri: con l’imminente inizio della raccolta dell’orzo, inizia la nuova campagna. L’ottimismo per un’ampia disponibilità di prodotto locale (e d’importazione) dettano le regole con l’orzo che apre a 168-170 €/t arrivo ed i teneri che cedono a 186 €/t (-3) arrivo; sorgo stabile a 168-170 €/t partenza. Oleaginose: lieve flessione della soia che nonostante un a settimana di incerta tendenza sulle piazze mondiali sconta il sensibile rafforzamento dell’euro. La nazionale vale sui 360 (-3) €/t partenza, l’estera ha un premio di 6-7 €/t.

Fonte: Terra e Vita

 

read more
AgrifrattaCereali. Prezzi nazionali e mondiali a confronto (dal 12 giugno al 18 giugno 2015)

L’export agroalimentare traino dell’economia italiana

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Agrinsieme vede positivamente la tendenza delle vendite estere di beni nazionali, ma chiede strumenti per consolidare le esportazioni

Nel primo trimestre 2015 l’export agroalimentare si consolida come asset strategico dell’economia italiana, grazie alle performance positive particolarmente per le regioni nord-orientali (+2,9%) e meridionali (+2,5%), che hanno trainato le vendite di beni nazionali all’estero. I dati Istat confermano il trend positivo dell’agroalimentare.Tra le attività economiche, quella agricola è infatti la terza voce in termini di crescita percentuale (+7,8%) dell’export made in Italy, dietro soltanto ai mezzi di trasporto e ai prodotti per il trattamento dei rifiuti, mentre l’alimentare è la terza forza fra le attività manifatturiere.

A livello regionale, nell’Italia nord-occidentale, le vendite oltre confine di prodotti agricoli crescono a un ritmo più che doppio (+5%), rispetto al totale nazionale (+2,1%), mentre l’export alimentare aumenta del 2,5%. Al Sud l’aumento delle esportazioni agricole è cresciuto di oltre il 18%, mentre al Nord-Est e al Centro gli aumenti sono rispettivamente del 6,7% e dell’8%.

Il settore sta raccogliendo la sfida dell’internazionalizzazione e i dati sono incoraggianti – commenta Dino Scanavino, coordinatore di Agrinsime e presidente nazionale di Cia – la crescita della domanda globale di cibo, unita alla crescita dell’interesse dei consumatori verso prodotti ad elevato contenuto qualitativo e distintivo, rendono quella dei mercati internazionali la principale via di sviluppo per le imprese agricole italiane”.

Per rafforzare la leadership e trovare efficaci percorsi di valorizzazione sui mercati esteri – continua Scanavino – è necessario che lo straordinario patrimonio made in Italy venga affiancato da adeguati strumenti e interventi volti a consolidarne la base strutturale delle aziende e la sfera organizzativa della filiera. Oltre a ciò, il calo drammatico delle vendite sul mercato russo, per effetto della crisi con l’Ucraina, rende urgente una revisione del quadro di strumenti per la gestione delle crisi e dei rischi in agricoltura che passi attraverso politiche innovative rispetto al passato, sia a livello nazionale che in ambito comunitario. In questa prospettiva Agrinsieme, con oltre un milione di aziende agricole, 5mila cooperative, il 40% del valore della produzione agricola, rappresenta un interlocutore strategico nei confronti delle istituzioni per sollecitare la definizione degli interventi richiamati”.

© AgroNotizie – riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

read more
AgrifrattaL’export agroalimentare traino dell’economia italiana

La sostenibilità del vigneto inizia con il rispetto del suolo

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

La biodiversità in viticoltura come aspetto essenziale per la valorizzazione dei diversi ambienti di coltivazione

Si è parlato di Magis, il modello di produzione sostenibile che definisce le linee guida indispensabili per la certificazione da parte di un ente terzo indipendente, al Florence SWIF (Sustainability of Well-being International Forum), nell’ambito del ciclo di discussioni sul tema Food for Sustainability and not just food, un appuntamento stabile nel panorama del dibattito internazionale su benessere e sostenibilità. Attilio Scienza, Docente di viticoltura all’Università degli Studi di Milano e presidente del Comitato tecnico-scientifico Magis, è intervenuto nella sessione dedicata alla sostenibilità della filiera vino affrontando il tema della biodiversità in viticoltura.
La biodiversità in viticoltura è, malgrado l’intensificazione dei processi produttivi, un aspetto essenziale per la valorizzazione dei diversi ambienti di coltivazione  e per le diverse esigenze dei modelli di consumo. Si manifesta però soprattutto nelle scelte varietali, mentre è sostanzialmente trascurato l’aspetto relativo all’ecosistema dove la vite è coltivata: il suolo del vigneto ed il suo intorno naturale. E’ quindi necessario superare la visione vitigno-centrica del vigneto per proteggere e valorizzare la biodiversità dell’insieme dell’ecosistema viticolo, integrando e facendo convergere  discipline  e conoscenze agronomiche con quelle ecologiche, per sviluppare un nuovo concetto di agro biodiversità che inglobi le popolazione dei vitigni coltivati con tutte le specie viventi nel vigneto, siano esse animali o vegetali o microbiche, aggressive o utili, telluriche o aree.
Come ha testimoniato il prof. Attilio Scienza “Esistono metodi semplici per verificare autonomamente il livello di biodiversità del proprio vigneto, che è strettamente legato alla sostenibilità; prendendo spunto da molteplici esperienze realizzate in Italia e all’estero da numerosi istituiti di ricerca, nell’ambito dello sviluppo di Magis abbiamo sperimentato un protocollo di indagine della biodiversità del vigneto, concepito come uno strumento di semplice implementazione aziendale, mettendo ancora una volta al centro del sistema l’agronomo aziendale, cioè colui che decide come intervenire sull’ambiente di coltivazione e che, come l’esperienza Magis fino ad ora percorsa dimostra, utilizza le tecniche disponibili per raggiungere la migliore sostenibilità aziendale”.
È stata quindi sviluppata una tecnica di facile applicazione che consente al viticoltore di valutare direttamente i suoi comportamenti nei confronti del mantenimento della biodiversità animale del vigneto grazie a una serie di misurazioni tra cui: la valutazione della presenza di lombrichi e altri organismi presenti nel suolo, il conteggio della tipologia di colonie di insetti nettariferi e la stima delle farfalle presenti, la valutazione delle specie presenti negli inerbimenti dei filari e delle caratteristiche del suolo e delle piante.
La creazione di un ecosistema-vigneto il più possibile vario ed equilibrato può consentire di ridurre gli interventi agronomici necessari in termini di lavorazioni, concimazioni, gestione delle infestanti e difesa, preservando la qualità dei vini.
La conservazione e l’aumento della biodiversità nei vigneti – ha concluso il Prof. Scienza – si può tradurre in un vantaggio per l’azienda sia dal punto di vista agronomico che da quello economico e d’immagine; inoltre le ricadute di un tale approccio non saranno patrimonio solo aziendale ma anche del territorio e della società in cui quell’azienda opera”.
Il prossimo obiettivo di Magis sarà dunque rendere tali pratiche di valutazione integrate nel protocollo di gestione del vigneto, per stimolare l’adozione di strumenti volti al miglioramento della biodiversità in un percorso continuo di innovazione e sviluppo sostenibile.

Fonte: Vite,Vino& Qualità

read more
AgrifrattaLa sostenibilità del vigneto inizia con il rispetto del suolo

Riforma del biologico, si va verso l’accordo europeo

by Agrifratta on 20 giugno 2015 Commenti disabilitati

Dall’Italia sì ma con riserva alla proposta del Consiglio Ue Agricoltura. Tra le novità previste: la modifica del regime di importazione dei prodotti biologici, la certificazione di gruppo e il controllo annuale “a basso rischio”

Via libera dell’Italia alla proposta del Consiglio Ue Agricoltura ma con riserva su eventuali modifiche sui punti più caldi, ovvero la frequenza dei controlli sui produttori e la soglia delle sostanze non autorizzate. Tre le principali novità: accesso più facile al bio per le piccole aziende, controllo annuale “a basso rischio” e stessi standard per chi importa bio in Europa. Adesso il negoziato continua al Parlamento europeo.

Biologico, tre le principali novità
Il compromesso proposto dalla presidenza lituana dell’Ue sulla riforma dell’agricoltura biologica sul quale i 28 ministri dell’agricoltura hanno sostanzialmente detto sì, prevedere tre principali novità: la modifica del regime di importazione dei prodotti biologici, in base alla quale i Paesi terzi potranno esportare in Ue prodotti biologici solo conformemente alle norme produttive europee o in base a regimi di reciprocità. Poi l’introduzione della certificazione di gruppo che mira ad agevolare l’ingresso nel mercato del biologico delle piccole aziende produttive. Infine resta l’obbligo di un controllo annuale con relative norme mantenute all’interno del regolamento del biologico per una maggiore semplificazione e chiarezza.

Sì con riserva dell’Italia
Al termine del Consiglio Ue Agricoltura, il sottosegretario Giuseppe Castiglione ha detto che “considerando l’importanza del dossier e i progressi fatti, accettiamo la proposta in uno spirito di compromesso, ma riteniamo importante rilasciare una dichiarazione sulla necessità di migliorare il testo nel corso dei futuri negoziati in modo da considerare maggiormente le esigenze che abbiamo rappresentato per i nostri consumatori“. Insomma l’Italia insiste sulla strada “dei controlli per assicurare un alto livello di fiducia nei prodotti bio da parte dei consumatori” e che “vengano chiarite e rafforzate le procedure in caso di sostanze non autorizzate“.

Dubbi sulla “decertificazione bio”
L’Italia non è riuscita a portare dalla sua parte la maggioranza dei Paesi Ue sulla cosiddetta “decertificazione bio“, ovvero la possibilità – osteggiata dal governo italiano – di revocare il marchio bio in caso venga certificata la presenza “evitabile” o “deliberata” di eventuali sostanze non autorizzate in un determinato prodotto alimentare. Per il momento non esiste alcune soglia specifica in quanto spetterà alla Commissione europea fissarla e armonizzare le procedure di valutazione fra i 28 Paesi membri. Ad oggi, quindi, non esiste ancora una soglia comune per agrofarmaci e altre sostanze non autorizzate.

Controlli annuali ma “a basso rischio”
Quanto alla frequenza dei controlli, in principio sarebbero annuali, ma sulla base di una valutazione di “basso rischio“, per alcuni operatori potrebbero avvenire tramite documenti cartacei ogni 12 mesi e solo ogni tre anni ‘in loco’. Su questo punto l’Italia aveva insistito per controlli annuali a prescindere dal rischio, mentre altri Paesi europei, appunto, avevano chiesto verifiche previo possibile allarme.

Vietato vietare altri prodotti bio
Se da una parte ogni Paese membro potrà mantenere in vigore la propria regolamentazione in materia di biologico fino al 2021, dall’altra nessun governo potrà vietare la circolazione all’interno del proprio territorio di prodotti con il marchio bio di altri Paesi Ue magari con criteri diversi.

I prossimi passi
L’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue – che riunisce i 28 ministri dell’agricoltura europei – adesso vedrà il proseguo dei negoziati in sede di Parlamento e Commissione europea. Il rischio è che, in caso di mancato accordo finale, la Commissione ritiri la sua proposta di riforma in assenza di progressi significativi e ricominci l’intera procedura daccapo.

© AgroNotizie – riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Alessio Pisanò

read more
AgrifrattaRiforma del biologico, si va verso l’accordo europeo

Cantine, fiducia ed export in crescita

by tecnici on 19 maggio 2015 Commenti disabilitati
L’Osservatorio Wine2Wine traccia un profilo del mercato del vino: le esportazioni sono il traino del comparto, ma le imprese italiane vedono un aumento dei consumi interni

Cresce sempre di più l’Osservatorio wine2wine.

La terza edizione, condotta a inizio 2015, ha visto la partecipazione di oltre400 cantine, con analisi relative a dati raccolti riguardanti alcune variabili precise, dal numero di bottiglie prodotte all’area geografica di provenienza, dal fatturato generato alla percentuale di export sul totale delle vendite.

L’ultima rilevazione ha messo in luce come solo il 5,5% delle cantine non esporti i propri vini, a testimonianza della crescente importanza dell’exportin questo settore. Le più attive all’estero sono quelle del Centro Italia, in particolare le cantine toscane, un brand ormai conosciuto in tutto il mondo. A livello di mercato, almeno due cantine su tre sono soddisfatte dell’andamento attuale del mercato.

Forte è la correlazione tra il volume di fatturato generato all’estero relativamente a questo giudizio. La soddisfazione è stata espressa dal 77,4% delle cantine con oltre il 75% di export, percentuale che scende al 53,7% per quelle con ricavi provenienti da oltre confine inferiori al 15% del totale ed addirittura al 33% per quelle che non esportano per niente.

Un secondo aspetto che testimonia come l’export sia trainante per il fatturato delle aziende vitivinicole. Sulle aspettative per la stagione in corso,si registra fiducia sull’andamento del fatturato, previsto in crescita per la maggior parte delle imprese, mentre solo il 3% prevede una contrazione del volume d’affari. Il 79,8% del campione delle cantine ha in previsione un ulteriore crescita dell’export, con una tendenza alla ripresa anche del mercato interno, in questi ultimi anni un po’ fiacco sul fronte dei consumi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

read more
tecniciCantine, fiducia ed export in crescita

Acqua, la gestione sostenibile della pratica irrigua

by tecnici on 19 maggio 2015 Commenti disabilitati

Presentato al Mipaaf il volume Edagricole “L’acqua in agricoltura”

L’acqua è una risorsa che riveste un ruolo fondamentale per il settore agricolo e per il nostro futuro. Ma non è illimitata. La sfida che l’agricoltura è chiamata a vincere è: impiegarne di meno, ottenendo rese più alte. Entro il 2030, ogni sistema colturale dovrà produrre il 50% in più di alimenti e biomasse, usando meno acqua. Su questo obiettivo la ricerca sta lavorando già da tempo.

«La generazione di nuove conoscenze in materia di risorse idriche rappresenta una complessa sfida. Per la concomitante evoluzione dell’urbanizzazione, dell’industrializzazione e delclima – spiega Michele Pisante, sub-commissario straordinario Cra – risulta quindi indispensabile il contributo della ricerca per aumentare l’efficienza d’uso, migliorare la gestione della pratica irrigua e preservare gli agro-ecosistemi».

Il Cra (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ci consegna un importante contributo sul tema specifico con il volume: “L’acqua in agricoltura” (collana Edagricole “Università e Formazione”), a cura di Marcello Mastrorilli, direttore del Cra sistemi colturali, presentato recentemente a Roma al Ministero delle politiche agricole.

«La ricerca pubblica in agricoltura – afferma Salvatore Parlato, commissario straordinario Cra – deve poter garantire a un comparto così strategico per il nostro Sistema Paese strumenti, soluzioni, conoscenze e strategie per vincere le grandi sfide globali che ci aspettano, prima tra tutte quella ambientale. E questo libro è un valido esempio in tal senso».

Per Massimo Gargano, direttore generale Anbi (l’associazione cui fanno riferimento i circa 120 consorzi irrigui e di bonifica operanti in Italia), intervenuto alla presentazione, si tratta di «un volume importante, che ricolloca l’irrigazione come fattore determinante per lo sviluppo economico, oltre che ambientale del territorio».

fonte: http://www.novagricoltura.com/

read more

tecniciAcqua, la gestione sostenibile della pratica irrigua

Dieta, italiani sempre più green: già un milione e mezzo di vegani

by tecnici on 19 maggio 2015 Commenti disabilitati

La dieta? Meglio green. “Buono da pensare”, l’indagine commissionata a Gfk Eurisko dalla cooperativa lattiero-casearia TreValli, fotografa il cambio di rotta nei consumi (e nella spesa) degli italiani. Calano gli amanti della carne, crescono i simpatizzanti dell’alimentazione vegetariana (il 6% del totale) o addirittura vegana: il 3%, minoranza in crescita giunta a quota 1,5 milioni di italiani. Una virata verde che alza il livello di guardia su proprietà nutritive, esclude il junk food e riserva ai pasti margini più umani del “mangia e via” che dominava (e in parte domina) la tabella di marcia della vita d’ufficio. La stessa TreValli, gigante da 1000 conferitori e 232 milioni di fatturato, ha sposato la causa con una nuova linea di prodotti di soia Ogm free che integra l’offerta tradizionale di latte bovino (200 milioni di litri l’anno), latte ovino e panna.

Carni e salumi, addio?

Nel dettaglio, la ricerca evidenzia come ben due milioni di italiani abbiano “preso le distanze” dal consumo regolare di carni rosse: il 18,1% la consuma meno di una volta a settimana, quanto basta a restringere il suo peso sulla spesa finale da 1/3 di 20 anni fa a 1/5 che si registra oggi. Va ancora meno bene a salumi e bevande gassose, schiacciati dall’exploit di frutta (12,7%) e verdura (18,4%). Cifre che spiegano bene il successo della dieta mediterranea, cresciuta dal 41% a 62% dal 1995 ad oggi. E tracciano la via di abitudini più sane, anche per fattori paralleli come lo stress: addio a snack volanti (cala dal 40% al 21% chi dichiara di “mangiare in fretta”, negli strapuntini del lavoro) e diete sballate (calano dal 24% al 13% i consumatori che ammettono di “trascurare molto” la propria alimentazione). In compenso, la gerarchia dei pasti si ribalta a favore di inizio giornata e vari extra tra un impegno e altro: cresce la colazione (87,% contro il 70% di due decenni fa) e si ritagliano un primo spazio i fuoripasto (36%), mentre scivolano per importanza il pranzo completo (dal 68% al 48%) e la cena (dal 41% al 25%).

Soia in crescita: 4 su 10 l’hanno consumata meno di 6 mesi fa

In netta crescita anche la soia, conosciuta da quattro italiani su cinque e consumata da almeno il 40% degli intervistati negli ultimi sei mesi. Un bacino in crescita ma selezionato, a giudicare dalla concentrazione su aree metropolitane (13%), professionisti in posizione dirigenziale (25%) e laureati (17%). Chiudono il cerchio il leggero predominio delle donne (58%) e di adulti tra i 45 e i 54 anni (28%). Il carrello delle spesa? Fra i prodotti preferiti spiccano i più noti panna vegetale (15%) e latte (14%), seguiti a breve distanza dai piatti pronti (12%). Non è un caso se la stessa TreValli si è appena affiancata al trend con “Hoplà idee per la soia”, nuova linea Ogm free presentata ieri al Fuori Expo della Regione Marche. L’operazione «promette bene», nelle parole del direttore Pianificazione strategica e business innovation dell’azienda Federico Camiciottoli, perché ammicca a un mercato in crescita (+25%) e intercetta trend in evoluzione come le intolleranze al lattosio, i consumi “light” e il pubblico di clienti che sceglie la dieta vegana. Non solo in Italia «ma anche all’estero – dice Camicciottoli – come riscontrato nel corso delle presentazioni che stiamo effettuando presso i buyer internazionali».

fonte: http://food24.ilsole24ore.com/

read more

tecniciDieta, italiani sempre più green: già un milione e mezzo di vegani

Psr 2007-2013, 1,6 miliardi ancora inutilizzati

by tecnici on 19 maggio 2015 Commenti disabilitati
I fondi non spesi entro il 31 dicembre 2015 torneranno nelle casse dell’Unione Europea
C’è tempo fino al 31 dicembre 2015 per finire di spendere le risorse del piano di sviluppo rurale 2007-2013. A otto anni ormai dall’approvazione di quel programma, rimangono ancora 1,6 miliardi di euro da poter spendere. Inutilizzati per una serie di ragioni, complici anche le lungaggini burocratiche nel nostro Paese.

Così il ritardo nell’approvazione dei Psr 2014-2020 diventa utili per porre maggiormente l’attenzione sull’attuazione degli ultimi interventi precedentemente approvati dalla vecchia programmazione. Nel primo trimestre 2015 le regioni hanno speso poco meno di 60 milioni di euro, con buone azioni da parte di Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, che hanno speso rispettivamente 9,6, 7,5 e 7,2 milioni di euro.

Per molte regioni lo spettro del disimpegno automatico, ovvero il ritorno dei fondi inutilizzati alle casse comunitarie, potrebbe divenire realtà a fine anno. La peggiore performance si registra in Campania, dove non sono stati ancora spesi 243 milioni di euro, seguita dalla Sicilia con 230 milioni di euro, e dalla Puglia, dove i finanziamenti ancora inutilizzati corrispondono a circa 178 milioni di euro. Male anche Basilicata in Sardegna.

Si vede molto bene il contrasto fra Nord e Sud. Le Province autonome di Trento e Bolzano e le Regioni Friuli, Liguria e Valle d’Aosta sono le più virtuose. Unica eccezione il Molise, autore di ottime performance nella capacità di spesa.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

read more
tecniciPsr 2007-2013, 1,6 miliardi ancora inutilizzati